05.15.09

W la Révolucion!

Pubblicato su racconti a 8:18 am di Studio83

“Fermi tutti! Questo non è un racconto e io non sono Sherlock Holmes, quant’è vero che questa non è una pipa!” esclamò un uomo con la mantellina aspirando un’abbondante boccata di tabacco e facendo irruzione in questo racconto.

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I due lestofanti che avevano appena finito di legare come un salame un pover’uomo incappucciato, si voltarono di scatto senza capire da dove quel buffo figuro fosse spuntato.

“E adesso che facciamo?” domandò il primo.

“Che ne sacc’io? Mica era previsto” replicò l’altro.

“Liberatelo!” intimò l’investigatore puntando contro di loro la pistola.

Invece di obbedire i due mariuoli se la diedero a gambe come davanti a un fantasma. Il detective, a quel punto, posò il revolver e slegò il prigioniero che, mugolando, scalciava e si contorceva.

“Non so come ringraziarvi! Vi devo la vita, Holmes!” esclamò il sequestrato non appena gli fu tolto il bavaglio.

Una volta sciolto dai lacci proseguì: “Ma adesso devo proprio scappare, mi stanno aspettando con una certa urgenza.”

L’investigatore stava per ribadire di non essere Holmes, ma l’uomo si era ormai dileguato. Ancor più velocemente di quanto non avessero fatto i suoi rapitori. Correva a perdifiato per le strade in uno slalom tra la gente che lo guardava come si guardano i barboni.

Confuso tra la folla c’era anche un tipo di bell’aspetto vestito in ghingheri che prese a inseguirlo: “Dunque ce l’ha fatta a liberarlo, quel pallone gonfiato di uno Sherlok Holmes!” si disse. “Non  pensavo che fosse caduto tanto in basso da legarsi al terrorismo letterario.” Scotendo la testa puntò la pistola verso l’uomo che correva e prese la mira: “La mia licenza di uccidere mi consente di farlo. Per il bene della letteratura non posso permettere che i terroristi mandino in malora anche Beckett. Fermerò Godot, costi quel che costi. Quanto è vero che mi chiamo Bond. James Bond!”

Dal silenziatore partì un colpo inascoltato ma infallibile e preciso. Eppure Godot continuava a correre come se non fosse stato colpito. Dopo qualche isolato si guardò attorno ansimando e si fermò dinnanzi a due clochard:

“Vladimir! Estragon! Scusate il ritardo! E’ tanto che mi aspettate?”

“Finalmente!” singhiozzò Estragon per la felicità.

“Non hai idea di quanto ti stessimo aspettando!” gli fece eco Vladimir con le lacrime agli occhi.

Tutti e tre si abbracciarono. Poco più in là, James Bond li osservava incredulo. “Si sono incontrati, dannazione!” Constatò. “Ora è troppo tardi per intervenire.”

Nello stesso istante, nella stanza che era servita da prigione di Godot, Holmes discorreva al telefono:

“Il caso è risolto. Godot era stato rapito, come avevate sospettato voi. E io l’ho liberato come convenuto. A quest’ora avrà già raggiunto Estragon e Vladimir e il dramma di Beckett avrà assunto tutta un’altra valenza, come volevate voi. Quanto a Bond l’ho neutralizzato facilmente, non è certo alla mia altezza. E’ bastato mandargli in camera una signorina prezzolata. Durante la notte, mentre lo zerozerosette dormiva e russava zeppo di martini cocktail, la donzella ha sostituito le pallottole della sua sputafuoco con le altre a salve. Ora non vi resta che rispettare i patti: liberate il cane e restituitemi le mie vere storie che avete stravolto.”

“Non temete, il mastino dei Baskerville sta bene e, come promesso, sarà liberato. Siamo rivoluzionari, non terroristi, noi! Ma dovete ammettere che Aspettando Godot non era il dramma dell’attesa che ci hanno fatto credere. Non nelle intenzioni di Beckett, almeno. È  stato l’editore, pagato dai servizi segreti britannici, a imporre quella direzione. Sono arrivati al punto di rapire Godot pur di fare di quel libro quel che volevano loro. L’avrebbero persino ucciso, pur di fermarlo.

Noi del Fronte di Liberazione della letteratura vogliamo solo ripristinare il senso originario dei classici. Ci sono stati tramandati nelle versioni apocrife costruite a tavolino dagli editori e diffuse degli apparati mediatici controllati dai poteri forti e dal governo che proteggono gli interessi delle holding editoriali. Ma è ora che tutti sappiano la verità! La rivoluzione è cominciata! Il compagno Godot è stato liberato! Quell’assassino di James Bond sta per essere giustiziato come merita, altro che Si vive solo due volte… ci penseranno ‘i bravi’!”

“I bravi?”

“Già. Sono passati dalla nostra parte. Inutile dire che grazie a loro ‘quel matrimonio’ si è celebrato già nel secondo capitolo! Eccome se si è celebrato! Quanto a voi, Holmes, terremo conto della vostra collaborazione e vi restituiremo le vostre storie, non dubitate.”

“Non chiamatemi Holmes, vi prego! Dovevo rimanere in incognito, s’era detto. Invece, quando libererete il cane?”

“Non potremo che liberarlo questa notte, naturalmente! Elementare, Holmes!” proferì sarcastico, dall’altra parte del telefono, il dottor Watson che –  al contrario di quanto narrato negli apocrifi in circolazione di Arthur Conan Doyle – aveva messo nel sacco il collega per l’ennesima volta.[1]

ZOP


[1] Questo racconto è stato rivendicato dal Fronte di Liberazione dagli Apocrifi. [NdM]

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